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Che cos’è l’Interclub?

data di pubblicazione: 30-03-2026

Una riflessione ricca di significati e accompagnata da testimonianze toccanti, sull'Interclub che si è svolto a Mariano del Friuli venerdì 20 marzo: “Ricorda il passato, progetta il futuro, Vivi!”

L’Interclub è un incontro importante, sia per chi frequenta un Club degli Alcolisti in Trattamento, che per la comunità ove è organizzato.

Ci si confronta su un tema scelto dai Club che organizzano, si parla di sé , delle proprie esperienze, del proprio vissuto.

Ne escono testimonianze toccanti, che fanno riflettere e pensare: ognuno di noi ha un proprio percorso di vita e la frequenza del Club, dopo aver smesso di consumare bevande alcoliche, ci consente di conoscerci meglio e di scoprire in noi tante risorse che non pensavamo di avere.

Il Tema che le famiglie dei Club 50, 91, 158 e 240 hanno scelto per l’Interclub che si è svolto a Mariano del Friuli venerdì 20 marzo è “Ricorda il passato, progetta il futuro, Vivi!”.

Ricchi di vissuti, emozionanti le diverse testimonianze da parte dei presenti.

Le tre testimonianze che seguono rispecchiano  sofferenze, gioie, voglia di vivere  di chi frequenta il Club. Gli “autori”, di cui rispettiamo  l’anonimato, hanno acconsentito a condividere le loro esperienze con un pubblico più ampio.

Colgo l’occasione per ringraziare il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri il Comune di Mariano del Friuli, presente all’evento con il sindaco, Cristina Visintin, e gli amici della Protezione Civile Comunale che hanno messo a nostra disposizione la Sala per l’incontro e la sala in cui si è svolto, alla fine, un momento conviviale offerto dalle famiglie dei Club dell’ACAT Goriziana.

Maria Claudia Diotti
 


“Ricorda il passato, progetta il futuro. Vivi!” - Le testimonianze da condividere


Testimonianza di G. e F.
Quando ci hanno proposto il tema per l’Interclub, ci siamo ritrovati a non saper come cominciare, cosa dire…
Come raccontare gli anni difficili, di alti e bassi, di rassegnazione e di determinazione, di rabbia e di pena?
Ne ho parlato con le persone a noi vicine in famiglia, per trovare un modo di raccontare la nostra storia che non fosse troppo pesante o difficile da comprendere: ci è venuta in mente un’immagine, che oggi vogliamo condividere con voi.
Siamo tutti nodi di una rete, una grande rete che galleggia sul pelo dell’acqua.
Spinta dalle onde, riscaldata dal sole e alle volte inzuppata dalla pioggia, mossa da tutte quelle esperienze che chiamiamo “vita”…
Ma quando un nodo della rete è appesantito da un masso che lo fa sprofondare,  piano piano porta verso il fondo tutti i nodi che gli stanno accanto.
Vale a poco tirare, cercare con tutte le forze di tornare in superficie.
Si sprofonda tutti, a poco a poco.
Deve essere “ il nodo con il masso pesante” a decidere di scaricarselo di dosso.
E allora si capisce che non è l’alcool il problema, ma è tutto ciò che con l’alcool si vuole nascondere o dimenticare: quelle sofferenze e quelle difficoltà a cui non si riesce a dare voce, a tirar fuori l’angoscia che ci opprime…
Cosa fa decidere che è il momento di svuotare il peso che ci si porta addosso? Per ognuno è diverso.
Per qualcuno è il desiderio di vita.
Per qualcuno è l’incombenza della morte.
Per mio marito è stata la paura di perdere la propria famiglia, così ci ha promesso che avremmo affrontato questo percorso insieme, come nodi della stessa rete. Ed è stata una promessa che ha mantenuto anche nella sofferenza più grande: perdere un figlio per una malattia incurabile.
Dare a nostro figlio che ci stava lasciando la certezza che la sua famiglia avrebbe continuato a “galleggiare sul pelo dell’acqua”, che non sarebbe sprofondata mai più, è stata, ed è, la motivazione più grande.
Ma come si fa a guardare avanti dopo tutto questo?
Si tira una linea: dietro c’è il passato che ci ricorda la nostra fragilità, ma anche la nostra forza.
Davanti invece, c’è un nuovo percorso.
E quella linea è una linea di partenza: una strada da percorrere insieme, con buche, ostacoli, ma anche con cose da riscoprire e novità da assaporare.
Perché quando la rete torna in superficie, ci si rende conto di quanti altri nodi abbiamo vicino: Mariano parenti,, amici, professionisti che ci possono aiutare e sostenere.
L’importante è non avere paura di chiedere aiuto, per riprendere in mano le redini della propria vita.    (G. e F.)


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Testimonianza di D. e C.
I Club degli Alcolisti in Trattamento ( CAT ) sono nati per le famiglie che hanno problemi alcolcorrelati e complessi, secondo il metodo ideato dallo psichiatra, prof. Vladimir Hudolin.
Il CAT è una piccola comunità multifamiliare, dove le famiglie, le persone si incontrano una volta alla settimana per circa un’ora e mezza, insieme al servitore insegnante.
Che cosa succede durante questi incontri settimanali?
Ogni famiglia, ogni persona parla dei propri problemi, preoccupazioni, gioie e dolori: porta il proprio vissuto all’attenzione ed alla discussione di tutti. Inoltre, ogni famiglia, parlando di sé dà la possibilità alle altre famiglie di trovare, in base alle proprie esperienze, eventuali risposte valide anche per loro.
Si parla del presente, si progetta il futuro, lasciando il passato “nei cassetti”, perché rivangarlo non serve, ormai è “passato”. Però può servire ricordarlo, per non ripeterlo, considerando i problemi che ci ha causato. Inoltre, se si parla sempre del passato succede che si resta “ancorati” e non c’è il passaggio da astinenza a sobrietà, si rimane fermi  e non si favorisce la crescita personale per cambiare lo stile di vita verso la sobrietà.
Si progetta il futuro per migliorare la qualità della propria vita.
Da quando non c’è più l’alcool la vita è più serena, in famiglia abbiamo ritrovato la fiducia e la pace.
Si vive!    (D. e C.)


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Testimonianza di R.
Ricordo volentieri il passato, sebbene qualche volta sia stato difficile,  ci sono anche tante esperienze positive.
Certo, si fanno i progetti per il futuro, anche se non abbiamo la sicurezza che si realizzeranno!
Vivere il “qui ed ora” è l’unica cosa che si può certamente fare. (R.)
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